Accadde oggi: 16 ottobre 1943. La barbarie nazista nel ghetto ebraico di Roma




Data Articolo: 16-Ott-2009


I tedeschi depredarono la Comunità ottenendo 50 chili d’oro, ma era un trucco. Volevano anche le vite di donne, vecchi e bambini. Il responsabile di quei fatti, Herbert Klapper, condannato all’ergastolo, nel 1977 riuscì a fuggire in Germania e a morire nel proprio letto

ROMA – Era una giornata mite e la luce del sole non aveva ancora fatto capolino dai palazzi umbertini del Lungotevere.

Le 5,30 a Roma; un sabato, il giorno del riposo, secondo la religione di Jahvè. La soldataglia tedesca penetrò nel ghetto addormentato per liquidarlo definitivamente. Come scrive M. Tagliacozzo in uno dei libri più esaurienti sull’argomento (“La Comunità di Roma sotto l’incubo della svastica. La grande razzia del 16 ottobre 1943”), «né il sesso, né l’età, né la malferma salute, né benemerenze di sorta furono di scudo a questo barbaro agire: vecchi, bambini, malati gravi, moribondi, donne incinte e puerpere appena sgravate, tutti furono ugualmente prelevati». Le bestie naziste andarono a colpo sicuro, grazie ad elenchi nominativi stilati in collaborazione con le milizie fasciste e la polizia italiana. Nel loro furore, i tedeschi riuscirono perfino a sconfinare dai confini del ghetto, sfondando porte e abbaini nei palazzi circostanti. «Per tutta la mattinata dilagò per Roma l’ondata di terrore e di angoscia che seguiva i neri sinistri veicoli della razzia», scrive ancora Tagliacozzo.

L’ufficiale nazista Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma, famoso torturatore di partigiani ed inermi negli uffici di Via Tasso, così descrisse l’operazione nel rapporto inviato al generale delle SS Wollf: «Oggi è stata iniziata e conclusa l’azione antigiudaica seguendo un piano preparato in ufficio che consentisse di sfruttare le maggiori eventualità. Nel corso dell’azione che durò dalle ore 5,30 fino alle 14,00 vennero arrestati in abitazioni giudee 1259 individui e accompagnati nel centro di raccolta della scuola militare (…). Il trasporto è fissato per lunedì 18 ottobre ore 9». Quel “trasporto” significa che quel migliaio di “giudei” (traduzione del tedesco spregiativo “juden”), fra cui 200 bambini in tenera età,

Herbet Kappler, a destra, insieme a Karl Haas nel 1944 in un salotto romano
sarebbero stati avviati ai forni crematori di Auschwitz. Soltanto 17 persone tornarono in Italia, scampando all’Olocausto, fra i quali nessun bambino.

Le speranze della popolazione ebraica

Gli ebrei ancora rimasti nella Capitale dopo l’8 settembre del 1943 (data dell’ufficializzazione dell’Armistizio) erano fiduciosi nel fatto che non vi sarebbero stati dei veri e propri “pogrom” come nelle città orientali dell’Europa, di cui comunque si sapeva poco e frammentariamente. Come scrive uno dei maggiori storici italiani di quel periodo, Renzo De Felice (“Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo”, Einaudi, Torino, 1993, 4 ed.), «il modo con cui si era fino allora svolta tra noi la persecuzione, la presenza in Italia del Vaticano, le leggi emesse o riconfermate dalla Rsi con tutte le loro eccezioni e la loro apparente umanità illusero in un primo momento centinaia e centinaia di ebrei». Inevitabilmente, questo contribuì a segnare il loro tragico destino.

Questa consapevolezza affiora anche nella deposizione di una teste italiana nel processo svoltosi a Tel Aviv contro Eichmann: «Credevamo che la situazione degli ebrei italiani fosse speciale e avevamo l’impressione che certe cose non potessero capitare qui da noi».

La realtà era molto diversa.

L'arrivo degli ebrei ad Auschwitz. Donne, vecchi e bambini venivano subito avviati alle camere a gas
Subito dopo l’armistizio, era cominciata la “caccia al giudeo” in tutta Italia, così come si era già verificato in tantissime città del Nord. In totale, gli ebrei catturati e spediti nei campi di concentramento tedeschi furono 6885, ai quali occorre aggiungere quelli trucidati alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944, cioè 75.

La depredazione: 50 chili d’oro

“Il nostro onore si chiama fedeltà”. Questo era il motto delle SS – il reparto di élite, la guardia pretoriana personale di Adolf Hitler. In realtà le SS erano caratterizzate, fra l’altro, dal principio del “disonore”. E disonorevolmente agirono per catturare quel migliaio di italiani di origine ebraica del ghetto di Roma.

Il loro intento fu innanzitutto quello di non insospettirli e di proporre una via di salvezza in cambio di un contropartita in oro. Fino alla fine di settembre, gli ebrei romani furono lasciati piuttosto tranquilli nelle loro abitazioni, tanto che, scrisse poi il presidente della Comunità Ugo Foà

Un'immagine della liquidazione del ghetto di Lodz in Polonia (1944)
, «cominciava a farsi strada nel loro animo la speranza che gli eccessi dei quali nelle altre terre precedentemente invase dagli eserciti germanici i loro fratelli di fede erano stati vittime non avrebbero avuto a ripetersi a Roma».

Poi, il 26 settembre lo stesso Foà e il presidente dell’Unione ebraica Almansi furono convocati da Kappler nel suo ufficio. «Noi tedeschi vi consideriamo unicamente ebrei e come tali nostri nemici, (…) i peggiori nemici contro i quali stiamo combattendo». Le parole di Kappler dovettero gelare il sangue dei due dirigenti della Comunità ebraica, almeno fino al momento in cui il capo della Gestapo non prospettò una via di salvezza. «Non sono le vostre vite né i vostri figli che vi prenderemo, se adempirete alle nostre richieste. È il vostro oro che vogliamo per dare nuove armi al nostro Paese». La richiesta fu di 50 chili di oro entro 36 ore, che, in parte, potevano essere sostituiti da dollari o sterline, ma non da lire («Di lire possiamo stamparne quante ce ne servono», affermò Kappler).

Così cominciò l’affannosa ricerca di quell’ingente quantitativo di metallo prezioso richiesto da Kappler.

Via Tasso a Roma. Oggi è un Museo nazionale degli orrori della Gestapo
Foà e Almansi disperavano di poterlo trovare in così poco tempo, essendo la Comunità romana non certo ricca, soprattutto dopo le conseguenze disastrose del conflitto. Si richiese dunque anche l’aiuto del Vaticano, chiedendo se sarebbe stato disponibile a versare l’oro che non si fosse riusciti a raccogliere per raggiungere il peso richiesto dai nazisti. Il Vaticano si mise a diposizione ma, alla fine, non ci fu bisogno di alcun apporto esterno. In uno slancio di generosità dei romani, anche di non ebrei, si raccolsero 80 chili di metallo prezioso. I trenta che avanzarono furono nascosti e, alla fine della guerra, furono versati per finanziare la nascita dello Stato di Israele.

L’”onore” che vantavano i nazisti si dimostrò ancora una volta quando, nel pesare le casse portate a via Tasso, cercarono di dimostrare che, in realtà, mancavano cinque chili al peso richiesto. Un esercito di magliari e truffatori, oltre che di crudeli assassini di donne, vecchi e bambini. Renzo Levi, responsabile della raccolta, fece sentire la sua voce e i magliari nazisti riconobbero, alla fine, che il peso era giusto.

Il tradimento della parola data

Gli ebrei si fidarono dei nazisti e della loro parola che, notoriamente, valeva meno di niente (lo stesso Hitler non aveva mai rispettato un trattato internazionale o un accordo fra Stati). Già ai primi di ottobre la soldataglia tedesca cominciò ripetute perquisizioni del ghetto, per scovare tutto ciò che vi era di prezioso. Furono così sequestrati e depredati due milioni di lire e, soprattutto, la preziosissima biblioteca


Dopo aver spogliato il ghetto di tutte le sostanze materiali entro il 13 ottobre (data che i tedeschi si erano posti come termine finale del piano di liquidazione del quartiere romano), il 16 avviarono le deportazioni. La maggior parte dei cittadini italiani di origine ebraica si sarebbe potuta salvare se solo avesse capito in tempo con che tipo di animali avevano trattato fino a quel momento.

Subito dopo la guerra, il principale responsabile di quegli avvenimenti, nonché dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, Herbert Kappler, fu arrestato e condannato all’ergastolo. Il 15 agosto 1977 riuscì a fuggire dall’Ospedale militare del Celio e morì l’anno successivo in Germania, circondato dall’affetto della moglie e di un nugolo di nostalgici nazisti. Tutti “uomini” senza alcun onore, condannati inesorabilmente dalla storia e da Dio.

Fonte: Dazebao

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